Umiltà 4 – L’umiltà è una forza

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«Stranamente, ci si sente con il cuore estremamente leggero,
una volta che si accetta di buon grado la propria incompetenza.»
(William James, Compendio di psicologia) 

Perché essere umili?

Se l’umiltà consiste nel resistere alla pressione potente dell’orgoglio, tutto ciò richiede necessariamente uno sforzo. E come ogni sforzo, necessita di una giustificazione: dopo tutto, se l’illusione di un ego sovradimensionato fa parte della mia natura costituzionale, e fintanto che questa rimane entro limiti ragionevoli, perché cercare di farla sparire, supponendo che ciò sia possibile?

 Ci sono almeno due ragioni che possono motivarci a fare questo sforzo:
La prima ragione è di natura etica e si riferisce a ciò che si può definire “l’amore della verità”. Fa certamente parte della nostra natura essere ciechi riguardo alla posizione reale che occupiamo nel mondo, ma fa altrettanto parte della nostra natura, quando prendiamo coscienza di un’illusione, il cercare di liberarcene. A meno di non essere  spiritualmente morti, nessuno può accontentarsi di vivere nella menzogna consapevolmente, senza cercare di uscirne;  la nostra natura profonda è dunque quella di cercare la verità, qualunque essa sia, anche quando è sgradevole per il nostro ego. Dal momento che l’orgoglio è inganno e illusione, è tra i nostri doveri etici cercare di lavorare per essere più umili, in modo da uscire da questo stato di menzogna e avvicinarci alla verità di ciò che siamo.

La seconda ragione è di natura psicologica, perché l’orgoglio è, se ci si riflette bene, la fonte della maggior  parte delle nostre sofferenze psichiche. Il problema dell’ orgoglio, come abbiamo visto, è che ci spinge a mantenere su noi stessi un’illusione che non corrisponde alla realtà e che quindi è continuamente messa in discussione dalla realtà stessa. Continuamente, la vita ci riporta dolorosamente al fatto che non siamo né il centro né il vertice dell’universo. E con altrettanta perseveranza, noi ci ingegniamo nel costruire strategie che ci consentano di negare l’evidenza. Il nostro ego illusorio è come una barca troppo grande che fa acqua da tutte le parti, mentre noi  spendiamo un’energia smisurata per cercare di tappare le falle e mantenere a tutti i costi l’illusione. I personaggi-tipo delineati qui di seguito,  possono darci qualche esempio di come stiano effettivamente le cose.

  • Chi è in “mala fede”: di fronte a un messaggio sgradevole per il proprio ego, ribatte attaccando la fonte del messaggio. Ad esempio, se qualcuno lo critica, troverà un ragionamento per screditare la persona o fare un processo alle sue intenzioni  (“Ha detto questo perché mi detesta…”). Di fronte a un insuccesso o a una difficoltà, ne attribuirà sistematicamente la colpa agli altri senza mai mettere in discussione il proprio comportamento.
  • Il geloso: percepisce il successo o la felicità degli altri come una minaccia per il suo ego. È per questo che soffre e, nei casi più gravi, cerca di danneggiare gli altri al fine di rimuovere questa anomalia (“L’altro riceve un beneficio, mentre sono io il centro e vertice”) .
  • Lo spaccone: se il suo ego è mal messo, compensa la sua angoscia con la costruzione di una propria immagine artificiale di fronte agli altri. Per dimenticare la realtà che non gli è favorevole, cerca di fabbricarsi una sorta di realtà sostitutiva agli occhi degli altri (“Io sono il centro del mondo perché tutti mi guardano con ammirazione”).
  • Il timido:  La strategia per mantenere la sua illusione è quella di ritirarsi e cercare, ove possibile, di evitare i colpi della realtà. Vive nella paura e nella paralisi: è importante, soprattutto, non far nulla, per non risvegliare la dolorosa realtà.
  • Il “non sono nulla”:  vede bene che il suo ego è illusorio ed è consapevole della sua insignificanza. Dal momento che non si vede in alto, pensa di essere al fondo e si dispera, perché in fondo è convinto di dover occupare un posto più alto. Subdolamente, l’illusione è ancora lì, e lui vi si aggrappa.
    Vi è naturalmente un’infinità di altri esempi, che si potrebbero sviluppare insieme nei commenti. Lo scopo di questi modelli è semplicemente quello di mostrare come l’orgoglio incida direttamente sia sui nostri difetti morali che sulle nostre sofferenze psichiche. Il carattere  distintivo dell’ orgoglio in noi, che appare con chiarezza nelle diverse tipologie delineate, è che falsa il nostro giudizio sia su noi stessi che sugli altri.

Pratica dell’ umiltà – Alcune tracce di lavoro
Al contrario dell’orgoglio, l’umiltà ci permette di tornare ad essere noi stessi e quindi di coincidere, finalmente, con la realtà. Ci permette di porre fine all’agitazione inutile e vana dell’ego per trovare una qualche forma di stabilità: essendo umile, so di non essere quasi niente, ma questo quasi niente ha i piedi posati sul solido terreno della realtà. Pertanto, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’umiltà è una forza, è fonte di sicurezza, dinamismo e fiducia in sé stessi.

Come possiamo sviluppare in noi questa qualità? Ci limiteremo qui a suggerire alcune tracce di  lavoro.

  • Traccia di lavoro n. 1: Il primo passo consiste nel rendersi conto che siamo nell’illusione. Uscire dalla negazione, ricordare, anche se in maniera un po’ astratta, la realtà del nostro posto nel mondo. Si tratta di una forma di autosuggestione che educa il pensiero e aiuta a preparare il lavoro effettivo sull’umiltà: no, io non sono il migliore, né il più bello, né il più intelligente o il più colto, il più brillante, il più popolare, il più ammirato, e allora? Sì, commetto degli errori, ne commetto anche molti, l’essenziale è imparare dai propri errori e andare avanti; no, non è assolutamente vitale per me mostrare al mondo intero quello che sono in grado di fare, ciò non mi porterà a nulla; se l’altro ha più di me, non c’è alcun motivo per detestarlo o per gridare all’ingiustizia, piuttosto devo essere felice per lui e fare da parte mia ogni sforzo per progredire; no, io non sono indispensabile, oppure  sì, ho tutte queste qualità, ma da dove mi vengono? Come potrei pretendere che tutto questo venga da me stesso quando posso perdere tutto da un giorno all’altro? ecc.
  • Traccia di lavoro n. 2: Ritrovare in se stessi tutte le manifestazioni di giudizio e di disprezzo nei confronti degli altri e lottare contro questi pensieri. Chi sono io per giudicare, io che non conosco neanche me stesso? Se necessario, ricordare i propri errori passati, non con uno spirito di autoflagellazione, ma semplicemente per rimettersi al proprio posto: su quali basi posso permettermi di disprezzare questa o quella persona, io che ho  fatto questo e quello ? “L’orgoglioso si sopravvaluta, afferma Bahram Elahi, e sottovaluta gli altri. “(La via della Perfezione)
  • Traccia di lavoro n. 3: tacere. Tacere là  dove avremmo voglia di metterci in mostra, di dimostrare la nostra superiorità, di  dare lezioni, di dimostrare che abbiamo ragione…
  • Traccia di lavoro n. 4: accettare le critiche. In generale, quando si riceve una critica, la prima reazione è quella di sentirsi attaccati e di porre subito in atto strategie di difesa o di fuga: cercare di giustificarsi prima di aver riflettuto sul problema; screditare chi ci critica in modo da annullare d’ufficio tutto quello che dice (“Ha detto questo per gelosia, non ha una visione globale del problema, non ha alcuna idea della complessità…”); focalizzare tutta la propria attenzione su un problema secondario per non dover riflettere sulla sostanza di ciò che ci è stato rimproverato (“Mi ha parlato in tono aggressivo e sgradevole; perché mi ha rimproverato davanti a tutti, è davvero una mancanza di tatto inaudita…”); abbattersi o deprimersi, che è un modo per sfuggire alla realtà (mi concentro sulla mia sofferenza e sulla mia sensazione di annientamento, e non sulla realtà di ciò che mi è stato rimproverato). La reazione umile è molto diversa: consiste nel controllare la sofferenza per la ferita  e nell’accettare di ascoltare, per vedere se la critica non sia giustificata, ed in ogni caso per trarne una lezione etica.
  • Traccia di lavoro 5: semplicemente,accettare. Accettare ciò che accade, accettarsi con le proprie carenze e inadeguatezze, il che ci conduce, sorprendentemente, a un piacevole senso di liberazione. L’ego illusorio è pieno di vuoto. Quando si accetta umilmente la propria posizione, ci si svuota del vuoto, il che ci dona una rara e preziosa sensazione di pienezza.
  • Traccia di lavoro 6: andare avanti e sviluppare, contrariamente a quanto si possa immaginare, uno spirito da vincitore.Perchè l’umiltà non significa rassegnarsi con amarezza o restare passivi di fronte a ciò che si è  (“Io non sono niente, sono un punto nell’universo, perché allora cercare di fare qualcosa…”). Paradossalmente, l’umiltà è da considerare in una prospettiva  dinamica che ci spinge a svilupparci  e ad andare avanti.

 


L’articolo è stato tratto dal sito: e-ostadelahi.fr. Autore: Isabelle Najar. Titolo: Humilité 4 – l’humilité est une force


Consultare Ugualmente:

1 commento per Umiltà 4 – L’umiltà è una forza
  • Serena

    Ho trovato un’ottimo spunto per lavorare sull’Umiltà la traccia di lavoro 1 “uscire dalla negazione” e la traccia 5 “accettarsi con le proprie carenze e inadeguatezze”. Ho cercato in quali ambiti sociali e in che situazioni sono portata a agire con falsa umiltà e ho trovato che quasi ogni azione o pensiero è “condito” dal mio orgoglio che si manifesta con la paura di essere inferiore. Il mio punto di partenza è che il timore del giudizio degli altri mi porta a mascherarmi. Questa scoperta però mi ha lasciato piuttosto indifferente anzi forse un po’ impotente. Credo di aver trovato la strada giusta per affrontare il mio orgoglio, nel momento in cui, durante un colloquio interiore con Dio, il poterLo chiamare “Onnipotente” mi ha dato gioia e finalmente un senso di realtà e di liberazione. Cercare di riportare la qualità di quel momento nelle azioni e nei pensieri correnti mi motiva ad essere serena e più libera nella socialità. Penso che quello di cercare la vera umiltà sarà un lavoro che dura tutta la mia vita e la sensazione è quella di sciogliere pian piano un groviglio di pesanti catene.

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