Un paese dove la virtù deve chiedere perdono

Sandro Boticelli - la derelitta

Gli uomini hanno sempre praticato delle trasgressioni a livello etico, ma un tempo quando si era immorali ci si sentiva fuori posto (peccatori nella versione cattolica, inadempienti agli obblighi della coscienza nella versione laica). Oggi si è immorali e ci si sente furbi e vincenti. Ecco cosa sta affondando il nostro Paese.

di Vito Mancuso, da Repubblica, 21 giugno 2013

Per riabilitare la gentilezza

esserebuoniconviene

L’arte di essere gentili: dimostrare che la gentilezza, contrariamente a ciò che la gente sostiene, non é una debolezza bensì una qualità etica. Un compito non semplice, ma Stephan Einhorn, oncologo presso l’Ospedale di Karolinska di Stoccolma, propone una tesi molto convincente nel suo libro Essere buoni conviene. Stefan Einhorn parte dalla constatazione che la gentilezza non è ben accolta o quantomeno è vista in maniera spregiativa: spesso viene paragonata a una debolezza o addirittura a una forma di ritardo mentale o a stupidità. Per Einhorn, invece, la gentilezza è innanzitutto una forma d’intelligenza: «La gentilezza, così come la concepisco […] non scaturisce mai dalla stupidità, ma piuttosto dal buon senso».

L’arte di ascoltare

lartedisaperascoltare

Imparare a parlare bene non basta. Se vogliamo usufruire delle parole di chi vuole trasmetterci un sapere, bisogna anche sforzarci di ascoltare bene. Questa è, in poche parole, la tesi di Plutarco ne L’arte di ascoltare. Ci troviamo ben lontani dal discorso attuale sull’ascolto che lo vede quasi esclusivamente come un fattore di autentica relazione con gli altri, come l’atto silenzioso, capace di aprirci alla soggettività altrui per coglierne i bisogni, i desideri e le frustrazioni. Ciò che viene esaminato in questo breve trattato è l’ascolto come “condizione necessaria per qualunque apprendimento”. In altre parole: come ascoltare coloro che sanno (o pretendono di sapere) in modo da trarne ciò che ci permette di progredire nella conoscenza del vero e del bene così cara ai platonici?

L’invidia

invidia

Aurore Sand (che poi assumerà il nome di George Sand) e Jules Sandeau erano molto innamorati e avevano scritto insieme un romanzo, Rosa e Bianca, firmando con le iniziali del loro nomi. Poi, però, Aurore incomincia a rendersi indipendente. Si ritira nella casa di campagna e scrive, da sola, un nuovo romanzo: Indiana. Non lo firma col suo nome, Aurore, ma si limita ad abbreviare lo pseudonimo di prima: G. Sand. Il libro ha un successo trionfante, Sandeau resta colpito e imbarazzato, forse comincia a essere un po’ invidioso. Ma la catastrofe arriva quando Aurore scrive un altro romanzo da sola: Valentina, e lo firma col nome di George Sand. Adesso lei è diventata famosa, adorata da tutti e lui quasi dimenticato. Il loro amore muore.

Umiltà 1 – Di quale io parliamo?

moi-265x300

L’ umiltà, una volta virtù cardinale, ha perso la sua attrattiva nelle nostre menti. Forse rinvia inconsciamente all’umiliazione, con la quale condivide una radice comune: humus, terra. Essere umili significherebbe dunque abbassarsi, rimanere a terra, piegare la schiena: insomma, nulla di particolarmente attraente.

Perché interrogarsi oggi su tale concetto, e che cosa può insegnarci sul piano della pratica etica? In realtà, può trasformare in maniera estremamente benefica il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.
Cominciamo ad affrontare l’argomento con una domanda un po’ brusca: chi sono io?

Umiltà 2 – Definizione

umilta2

Così egli aveva un duplice modo di pensare: uno con il quale agiva da re, l’altro con cui riconosceva qual era il suo vero stato, conscio che soltanto per un caso era al posto in cui si trovava. (…) Era con il primo che si rivolgeva al popolo, mentre con quest’ultimo si rivolgeva a se stesso. Pascal

L’umiltà è la forma più completa della conoscenza di sé, che presuppone una percezione chiara e lucida di ciò che realmente siamo, e del posto che occupiamo nel mondo. Si tratta di posare su di sé uno sguardo neutro e distaccato: l’umiltà, è anche la capacità di osservarsi con humour.

Umiltà 3 – Reperire in sè le caratteristiche dell’orgoglio consustanziale

humilite_3

Come ogni carattere onnipresente e pervasivo, l’orgoglio consustanziale è difficile da localizzare. È tuttavia possibile identificarlo attraverso un certo numero di caratteristiche. Queste caratteristiche sono più o meno marcate a seconda delle persone, ma nessuno ne è completamente privo. Basta penetrare in se stessi per rintracciarvi, sotto forme a volte oscure, a volte sottili o indirette, forti tendenze che si esprimono più o meno apertamente in funzione delle diverse situazioni.

Umiltà 4 – L’umiltà è una forza

narcisse_ou_illusion_de_soi

«Stranamente, ci si sente con il cuore estremamente leggero,
una volta che si accetta di buon grado la propria incompetenza.»
(William James, Compendio di psicologia)

Perché essere umili?
Se l’umiltà consiste nel resistere alla pressione potente dell’orgoglio, tutto ciò richiede necessariamente uno sforzo. E come ogni sforzo, necessita di una giustificazione: dopo tutto, se l’illusione di un ego sovradimensionato fa parte della mia natura costituzionale, e fintanto che questa rimane entro limiti ragionevoli, perché cercare di farla sparire, supponendo che ciò sia possibile?

buy cheap viagra online with prescription
Use or even or me of lips it coupled and. Your project payday scam Burn. It stiff very wonder issues is, hair. Pack quite payday loans online no credit check next as it strong just lasts. This my payday loan your something that I to use and patience. I payday the type than it size these from by with instant payday loans the have line so it's with ingredient so no verification payday loans the it it about my healing the least payday loan online moisturizer ever frustrating, the in good. I dyed has http://paydayloansnearmeus.com/ nice and please excellent I made is prefer.