Altruismo immaginario, egoismo reale

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Se ci osserviamo superficialmente, mentre viviamo in fretta le nostre giornate, tutti possiamo facilmente concludere di essere delle brave persone. Soprattutto se pensiamo a quanti fastidi e quanti comportamenti invadenti ci tocca subire e se ci confrontiamo con certe storie di cronaca davvero estreme. Però un bel giorno il signor Perrault vive una sorta di rivoluzione copernicana e dice a se stesso: «avevo fino ad allora cercato di capire gli effetti del comportamento degli altri su di me; e se esaminassi piuttosto gli effetti del mio comportamento sugli altri?». E scopre il proprio sostanziale egoismo, dietro un modo di vivere l’etica tutto teorico, puramente immaginario. Ma è una storia a lieto fine perché allora il protagonista si cimenta in un nuovo lavoro pratico su di sé, in vivo, con tutte le difficoltà del caso. Leggetela.

Florilegio di Massime di François de La Rochefoucauld

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In questa selezione delle Massime (1665) La Rochefoucauld, moralista del XVII secolo, ci parla dell’Amor proprio e delle sue astuzie. Non possiamo fare a meno di ravvisare in questa descrizione un fedele ritratto di quella disfunzione del sé che, meno familiarmente, Ostad Elahi chiama Io Imperioso.

Lo scritto che segue, in ogni caso, non ci dà che un assaggio del labirinto in cui è facile smarrirsi quando ci si priva della luce divina; una pallida idea del lavoro immenso che ci aspetta se vogliamo smascherare – o perfino controllare – l’Io Imperioso e, quindi, farci strada, passo dopo passo, verso la vera umanità.

Due suggerimenti al fine di trarre il massimo vantaggio dalla lettura: innanzitutto prendiamoci il tempo necessario per leggere le Massime lentamente ma in blocco.

Bahram Elahi: Conoscenza di sé e perfezione

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Dopo la morte – dice il prof. Elahi in questi brevi estratti di una sua conferenza a La Sorbonne – quando avremo raggiunto il nostro vero ambiente naturale, il nostro grado di libertà, di potere e di comprensione dipenderà dal nostro livello di conoscenza spirituale raggiunto quaggiù, sulla terra. La conoscenza di Dio, delle verità non avviene attraverso le parole degli altri ma solo tramite l’effettiva conoscenza di sé. E conoscersi vuol dire conoscere e riconoscere nella vita di tutti i giorni, “in vivo”, le potenze che agiscono e si agitano in noi, nell’anima e nella psiche. Conoscenza che non si realizza praticando un’etica qualsiasi, tra le migliaia oggi suggerite, ma soltanto nella pratica dei principi etici e divini giusti, quale unico fondamento di tutte le religioni rivelate e emanazione dell’unica Fonte.

Umiltà 2 – Definizione

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Così egli aveva un duplice modo di pensare: uno con il quale agiva da re, l’altro con cui riconosceva qual era il suo vero stato, conscio che soltanto per un caso era al posto in cui si trovava. (…) Era con il primo che si rivolgeva al popolo, mentre con quest’ultimo si rivolgeva a se stesso. Pascal

L’umiltà è la forma più completa della conoscenza di sé, che presuppone una percezione chiara e lucida di ciò che realmente siamo, e del posto che occupiamo nel mondo. Si tratta di posare su di sé uno sguardo neutro e distaccato: l’umiltà, è anche la capacità di osservarsi con humour.

Umiltà 3 – Reperire in sè le caratteristiche dell’orgoglio consustanziale

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Come ogni carattere onnipresente e pervasivo, l’orgoglio consustanziale è difficile da localizzare. È tuttavia possibile identificarlo attraverso un certo numero di caratteristiche. Queste caratteristiche sono più o meno marcate a seconda delle persone, ma nessuno ne è completamente privo. Basta penetrare in se stessi per rintracciarvi, sotto forme a volte oscure, a volte sottili o indirette, forti tendenze che si esprimono più o meno apertamente in funzione delle diverse situazioni.

Umiltà 4 – L’umiltà è una forza

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«Stranamente, ci si sente con il cuore estremamente leggero,
una volta che si accetta di buon grado la propria incompetenza.»
(William James, Compendio di psicologia)

Perché essere umili?
Se l’umiltà consiste nel resistere alla pressione potente dell’orgoglio, tutto ciò richiede necessariamente uno sforzo. E come ogni sforzo, necessita di una giustificazione: dopo tutto, se l’illusione di un ego sovradimensionato fa parte della mia natura costituzionale, e fintanto che questa rimane entro limiti ragionevoli, perché cercare di farla sparire, supponendo che ciò sia possibile?

L’umiltà

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Umile è colui che non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza, non si esalta, non cerca la propria gloria, non si mette in vista, riconosce e accetta i propri limiti e non vuole primeggiare né dentro di sé né fuori di sé. È modesto, privo di superbia, non si ritiene migliore o più importante degli altri e il suo comportamento è improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessiva.

Tra i miracoli del nostro tempo

Annovero tra i miracoli del nostro tempo riportare in vita parole abusate, sfruttate, manipolate. Spesso sono parole di per sé preziose ma troppe volte utilizzate con un senso svilito, in un contesto inopportuno o da oratori inaffidabili. Il risultato è che nessuno ha più voglia di ascoltarle o, se lo fa, prova un intimo rifiuto per esse, una sorta di allergia.

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