Milioni di farfalle – Eben Alexander: un neurochirurgo racconta la propria esperienza di morte imminente

milioni di farfalle

Eben Alexander: Milioni di farfalle, Mondadori Editore, 2013.

Il 10 novembre 2008, il dottor Eben Alexander, neurochirurgo e ricercatore di fama internazionale, docente, in particolare alla Facoltà di medicina di Harvard e operativo nei più grandi ospedali americani, cadeva in un coma profondo che si è prolungato per sette giorni.

La causa sarà diagnosticata qualche giorno più tardi; si tratta di una malattia rara poiché meno di un adulto su 10 milioni la contrae spontaneamente ogni anno: una meningite collegata al batterio Escherichia coli.

Sembra probabile che il dottor Eben Alexander sia stato contaminato qualche mese prima, nel corso di una visita al Centro Medico di Tel Aviv, in Israele, dove si era recato per coordinare un programma di ricerca sulla chirurgia del cervello con gli ultrasuoni.

Nel caso di una meningite da batterio, il batterio attacca dapprima lo strato esterno del cervello, la corteccia cerebrale. Sappiamo che questa è la sede responsabile della memoria, del linguaggio, della sensibilità visiva e auditiva e del ragionamento logico.

Ora, durante tutto il periodo in cui il dottor Alexander era in coma, l’insieme della sua corteccia cerebrale – la superficie esterna del cervello, considerata essenziale nella produzione della coscienza – era spenta. Non era in funzione.

Non si trattava, ci dice il dottore, di una inattività temporanea, collegata ad un arresto cardiaco intervenuto per qualche istante. In questo caso, spiega, «la mia corteccia cerebrale era tagliata fuori».

Ora, contrariamente ad ogni attesa, e mentre i medici posti di fronte al grave danno cerebrale che allontanava ogni speranza di guarigione, prendevano in considerazione l’idea di “staccare la spina”, il dottor Alexander è tornato, fenomeno incredibile, ad uno stato di coscienza normale e senza presentare, in definitiva, alcuna conseguenza neurologica.

Una guarigione miracolosa, sicuramente! Ma ciò che pone maggiori interrogativi, è il racconto del dottor Eben Alexander relativo alla sua esperienza. Perché quello che ha potuto “vivere” nel corso di questa esperienza, «è che la morte del corpo e del cervello non significa la fine della coscienza» ma «che l’esperienza umana continua nell’aldilà».

Lo riassume in questa forma: «Ho incontrato la realtà di un piano di coscienza che esisteva in modo totalmente indipendente dalle limitazioni del mio cervello».

Questo racconto mi sembra interessante perché viene da un uomo di scienza e proprio da uno specialista della materia che studia il funzionamento del cervello. Perché viene, infatti, da un uomo che è al corrente delle esperienze di morte imminente che avvengono nel corso di arresti cardiaci (NDE, Near Death Experience). «Storie straordinarie, indiscutibilmente, ma tutto questo era per me pura fantasticheria».

Tale era la sua visione delle cose: «se non si dispone di un cervello in azione, non si può essere coscienti… quando la macchina è rotta, la coscienza si ferma».

Ora, ecco che, liberato dalla sua identità corporea e di ogni ricordo terrestre, egli vive una strana esperienza, un viaggio aldilà del nostro mondo, non un viaggio onirico ma ultra reale, così lontano, ci dice e così lo ha sentito, «da ciò che d’illusorio ci si possa presentare».

Il suo libro è il racconto di questa esperienza che si è sentito in dovere di raccontare anche se non ignora che è così esterna al nostra comprensione ordinaria che certamente sarà accolta con grande scetticismo, uno scetticismo analogo a quello che provava lui stesso quando ascoltava, per prenderne conoscenza, i racconti di NDE.

Ci descrive così le tappe del suo viaggio: l’immersione profonda in un mondo sotterraneo sotto forma di un «punto di coscienza solitario», coscienza senza memoria e senza identità. «Ripensando a quel luogo, mi è venuto di chiamarlo» ci dice «il Mondo visto da un Lombrico». Per poi emergere in un mondo luminoso, di una realtà mille volte più intensa del nostro mondo terrestre, per accedere a mondi superiori con più alte vibrazioni, degli spazi dove domande e risposte sono tutt’uno, nel “cuore” della matrice del sistema!

È dunque al grande panorama dell’invisibile e del lato spirituale dell’esistenza che il dottor Eben Alexander ci dice di aver avuto accesso e che cerca di farci percepire attraverso parole non adeguate a trasmettere la realtà che ha vissuto. «È un po’ come provare a scrivere un romanzo utilizzando solo la metà dell’alfabeto».

«Siamo lontani dalla speculazione scientifica?» si chiede; «Ebbene, non sono d’accordo. Ritorno da questo luogo e niente potrebbe convincermi che non si tratta della più grande verità emozionale dell’universo, ma ugualmente della più importante verità scientifica».

E conclude: «Nella mia visione del mondo precedente, “spirituale” non era un termine che avrei usato in una conversazione scientifica. Penso, ormai, che sia una parola che non possiamo utilizzare con parsimonia».

A mio avviso abbiamo tutti potuto sperimentare, in forme attenuate e in modi più o meno oscuri, più o meno evanescenti, alcune di quelle realtà espresse dal dottor Alexander nel suo libro. Per esempio, quel senso irrazionale di essere al tempo stesso irrisori ma tuttavia collegati, protetti; quella convinzione che il pensiero vero sia pre-fisico, che il nostro sforzo sia spesso quello di tradurlo in termini di deduzioni lineari o analogiche per dargli vita per gli altri e, a volte, per noi stessi; che il nostro Io reale è libero.

Mi dico che questo sapere che il dottor Alexander è andato cercando

attraverso questo grande viaggio, forse esiste in noi ma che, immersi nel rumore di questo mondo materiale, non riusciamo più a sentirlo. Tocca a noi scendere nella nostra guida interiore per prestare orecchio agli insegnamenti che vengono coperti dai rumori e dall’avidità dell’istante.


L’articolo è stato tratto dal sito: e-ostadelahi.fr. Autore: Alain. Titolo: Eben Alexander : un neurochirurgien raconte sa propre expérience de mort imminente.

1 commento per Milioni di farfalle – Eben Alexander: un neurochirurgo racconta la propria esperienza di morte imminente
  • Faos

    Di esperienze premorte si è spesso sentito parlare, ma questa è eccezionale perché il protagonista non è un semplice paziente, ma un neurochirurgo. Un neurochirurgo che per giunta ha sempre creduto fantasticherie le esperienze che poi lui stesso ha provato. La sua esperienza appare così incontestabile, soprattutto nel contesto di una meningite che ha reso per una settimana fuori uso il suo cervello. Dunque non ha potuto sognare. Appare evidente che, se si esclude il cervello, ci deve essere qualcos’altro che ha fatto mantenere la coscienza e fatto fare quel viaggio ad dottor Alexander. Esperienze del genere possono portare chi le vive alla fede, chi le ascolta ad avvicinarsi o a rafforzare la sua fede. L’effetto che ha su di me è ricordarmi in maniera ancora più tangibile di quanto il mio corpo sia in un’interfaccia che la mia anima usa per interagire.

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