L’altruismo: Il buon Samaritano

il_buon_samaritanoLa parabola del Buon Samaritano, dal Vangelo secondo Luca, viene raccontata durante una discussione tra Gesù e un dottore della legge a proposito della questione di cosa si dovrebbe fare “per ereditare la vita eterna“. In riferimento alla risposta che viene data dalla legge, l’uomo cita un versetto del Pentateuco: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Levitico 19 :18). Costui interroga poi Gesù sul significato della parola “prossimo” e Gesù risponde raccontando una parabola:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gerico, quando si imbattè nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Un sacerdote per caso scendeva da quella strada ma, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece, un Samaritano che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e fu mosso da pietà. Gli si fece vicino, fasciò le sue ferite versando vino ed olio, poi lo caricò sulla propria giumenta, lo portò presso una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo prese due monete d’argento e le diede al locandandiere, dicendo: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo ripagherò al mio ritorno”». «Quale di questi tre, a tuo parere, si é comportato come il prossimo della persona finita nelle mani dei briganti?»  Il dottore della legge rispose, « La persona che ne ebbe compassione». Gesù gli disse, «Va e fa la stessa cosa» (Luca 10 :25-37).

Le qualità del buon Samaritano

Un’analisi del comportamento del samaritano rivela diverse qualità che contribuiscono al suo altruismo:

  • Innanzitutto la propria abnegazione. Le rinunce disinteressate del Samaritano colpiscono: lascia da parte i propri affari (il suo viaggio) per dedicare molto tempo a quest’uomo. Spende dei soldi, non lesina sforzi (per esempio, lasciandogli la propria cavalcatura) e tutto questo per uno sconosciuto da cui non si aspetta nulla in cambio e a cui non deve nulla.
  • Questo carattere disinteressato del suo comportamento é rafforzato dal fatto che lo straniero lasciato mezzo morto é probabilmente ebreo – in altre parole, appartiene ad una comunità che é ostile nei confronti dei samaritani. Il gesto altruista del samaritano é quindi una forma di trasgressione dei tabù comunitari. L’altruismo del buon samaritano tende ad una certa universalità, dove viene superata la percezione negativa dell’altro.
  • Dall’altra parte c’è l’attenzione cosciente del dettaglio nel compimento minuzioso dell’atto altruistico. Il samaritano non si contenta in effetti di un gesto semplice (come per esempio il fatto di portare il ferito al villaggio più vicino) bensì compie il proprio gesto altruistico facendo attenzione al più piccolo dettaglio ed é forse il punto che colpisce maggiormente nel racconto: effettua le prime cure di pronto soccorso (la medicazione della ferita, l’uso dell’olio e del vino), il trasporto fino alla locanda, paga le spese e prende delle precauzioni per il seguito…  Si fa carico e si assume la responsabilità del proprio slancio altruistico fino in fondo, portandolo a termine in maniera zelante e mettendoci tutto il cuore.
  • Infine, all’origine dell’atto altruistico vi é un’emozione nobile : “”Fu mosso da pietà”. È la presenza di questa emozione che distingue il samaritano dagli altri due viandanti, che invece sembrano esserne sprovvisti. Questa emozione e, visto il contesto evangelico, si potrebbe dire questo amore per il proprio prossimo, é ciò che motiva l’atto altruistico e gli dà un senso.

I commentatori di questa parabola tendono a soffermarsi sul fatto che il prete ed il levita – contrariamente al samaritano – non si sono fermati, nonostante il fatto che avessero visto il pover’uomo – la ragione più probabile potrebbe essere che in quanto responsabili di uffizi religiosi, il contatto con il sangue li avrebbe resi impuri ai sensi della Legge. Opponendo l’attitudine trasgressiva del samaritano all’attitudine “legalistica” del prete e del levita, Gesù esprimerebbe la priorità della “legge del prossimo”, la legge del cuore, sulla Legge, per colui che aspira “ad avere in eredità la vita eterna”. Si tratta di un capovolgimento caratteristico del messaggio evangelico.

L’attenzione all’altro

Un’altra qualità essenziale del buon samaritano é la sua capacità di attenzione all’altro. Per capire pienamente questa nozione, prendiamo in considerazione l’esperimento seguente, con la parabola come sfondo, che viene descritto da Daniel Goleman nel suo libro “Social Intelligence: The New Science of Human Relationships (Chapter 4: An Instinct for Altruism)” :

  1. 40 studenti di una facoltà di teologia studiano un sermone della Bibbia e, per metà di loro, il sermone é la parabola del buon samaritano.
  2. L’esperimento (di cui gli studenti non sono, ovviamente, al corrente) é il seguente : lungo il cammino per andare a fare la loro presentazione (sul sermone), incontrano un uomo prostrato che geme
  3. 24 dei 40 studenti si fermano, indipendentemente dal tema del loro sermone. Il fatto di avere riflettuto a lungo sulla parabola non induce alcun comportamento particolare tra questi studenti.
  4. Tra i 10 che credono di essere in ritardo, uno solo si ferma. Tra i 10 che credono di avere del tempo, 6 si fermano.

Il fattore principale che ha determinato l’attitudine degli studenti nei confronti dell’altruismo é stato quindi il loro livello di preoccupazione per la riuscita o meno della presentazione (rinforzato dall’angoscia di arrivare in ritardo). Inoltre, coloro che avevano studiato la parabola non avevano apparentemente fatto il passaggio dalla teoria alla pratica.

Daniel Goleman conclude che affinché l’altruismo sia possibile, si deve trovare il tempo per fare attenzione all’altro. Focalizzarsi sull’altro permette all’empatia di manifestarsi nel nostro interiore, ci fa sentire coinvolti, preoccupati e genera un circuito emotivo che ci motiva ad agire. Una delle difficoltà principali con cui é confrontato l’uomo moderno é che, preso da ciò che Goleman chiama la “trance urbana”, proveniente dallo stress quotidiano e dai pregiudizi, diventa incapace di quest’attenzione generatrice del circuito emotivo e quindi dell’altruismo; nonostante il fatto che, secondo Goleman, si tratti di un’attività istintiva.

Questa esperienza viene anche presentata da Daniel Goleman nella conferenza seguente sul tema della compassione:

Conclusioni

Il diagramma qui sotto riassume in un primo colpo d’occhio (quindi provvisorio) l’insieme di qualità umane che la pratica dell’altruismo attiverebbe:

schema_altruismo

 

Per concludere, teniamo a mente queste due idee principali:

  • La pratica dell’altruismo attiva numerose qualità come quelle analizzate qui sopra: l’abnegazione, l’attenzione al dettaglio, l’emozione nobile, l’universalità – e, soprattutto, l’attenzione. Provate ad analizzare questi prerequisiti dell’altruismo in voi stessi.
  • L’ambivalenza del personaggio del buon samaritano nel linguaggio di tutti i giorni. Infatti, “fare il buon samaritano” significa essere caritatevole e di aiuto nei confronti di coloro che hanno bisogno. L’espressione ha una connotazione amichevole e positiva, benché comporti talvolta anche una sfumatura d’ironia: il buon samaritano ha anche un connotazione di persona che viene facilmente convinta oppure di qualcuno che é “un pezzo di pane”. L’ingenuità delle sue azioni ricordano le buone azioni dello scout. L’espressione tende quindi anche ad indicare qualcuno la cui immaturità lo espone ad eventuali truffatori ed imbroglioni. Questo tocco d’ironia o cinismo nella linguaggio di tutti i giorni (forse in francese ancora di più che in italiano) colora di una certa ambivalenza la rappresentazione che possiamo farci del personaggio del buon samaritano. Quest’ambivalenza indica forse un rischio, un limite all’altruismo?

L’articolo è stato tratto dal sito: e-ostadelahi.fr. Autore: Frédéric Perrault. Titolo: L’altruisme (2) : Le bon Samaritain


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