L’uomo è un essere bidimensionale

[Questo articolo è il 2° di una serie di 7 articoli su Il pensiero di Ostad Elahi]

Se il movimento di perfezionamento è stato spesso descritto dalle tradizioni spirituali del passato come cambio di livello, strappo o separazione (opposizione tra anima e corpo, spirito e materia, eternità e divenire, l’altro mondo e questo mondo…) o come un lavoro di purificazione, è perché l’essere umano è per sua essenza bidimensionale. Ostad Elahi insiste su questo punto: la natura dell’uomo è doppia, da un lato c’è il corpo-animale dotato di una psiche e di un intelletto che gli permettono di evolvere in un ambiente naturale determinato da processi psichici

e sociali, dall’altro, contemporaneamente, c’è lo spirito in cui istintivamente ci si identifica perché è la base della coscienza morale, della volontà e del libero arbitrio, e la cui origine viene percepita come proveniente da una fonte che trascende ogni ordine materiale. Questa fonte (Ostad Elahi scrive spesso «la Fonte» o «il Divino») è la vera destinazione dell’essere umano, l’orizzonte e la motivazione di ogni sua azione: sua origine e luogo dove tornare. Ma il ritorno può essere realizzato solo dopo aver acquisito la medesima qualità di tale fonte, di cui reca una traccia nel profondo di sé.

Introduzione

1) Il perfezionamento

2) L’uomo è un essere bidimensionale

3) La spiritualità come medicina dell’anima e la perfezione

4) I fondamenti dell’etica: l’educazione del pensiero e il rispetto dei diritti

5) L’intendimento spirituale e il sistema causale

6) Mondi, intermondi, vite successive

7) Il posto del divino: la relazione con la Fonte

Quindi, l’uomo è un essere bidimensionale la cui vocazione è tornare alla sua origine grazie a un movimento di approfondimento e di perfezionamento del proprio essere o del proprio Io reale. Perfezionarsi significa innanzitutto ritrovare il centro di gravità reale del Sé e indirizzare l’esistenza verso l’orizzonte che gli è proprio, così come è definito dalla sua fonte. Per questo è naturale considerare il perfezionamento un modo di trascendere la propria natura o

almeno la parte animale, o terrestre, di essa. Di conseguenza il mondo terreno appare un luogo di passaggio, transitorio ed effimero. Come diceva Aristotele, divenire veramente umani significa cercare di «vivere da immortali». Questa massima ha un significato più chiaro se si ammette in ciascun essere umano la presenza di una parte immortale, letteralmente incorruttibile fondamento della sua identità e del sentimento di sé: la parte “celeste” (o “anima celeste”).

In pratica, il carattere bidimensionale dell’essere umano si traduce dinamicamente in una tensione incessante tra la parte terrestre, retta dal principio di piacere, e la parte celeste, sede della ragione e di una volontà capace di trascendere le pulsioni e i desideri di origine animale verso uno stato superiore e più attivo del Sé. In altri termini verso una più grande libertà e un maggior dominio, che vanno di pari passo con lo sviluppo della conoscenza e della ragione.

Se l’attrazione verso la trascendenza è naturalmente presente in ogni essere umano, il compimento della sua natura richiede un lavoro attivo e volontario. La tendenza costituzionale è verso lo squilibrio: in effetti, se l’individuo rimane inattivo, è la sua parte terrestre a prendere il sopravvento, al punto di dominare tutti i pensieri e i comportamenti. Occupando la psiche, la rende del tutto passiva, soggiogandola alla propria parte più volgare, meno umana. In questo senso, la sfida più universale dell’etica è appunto riuscire a controllare e dominare questa parte impulsiva e imperiosa di sé (“io imperioso”) che lasciata a sé stessa finisce per impregnare la nostra personalità fino a sottometterla interamente.

Ma l’originalità del pensiero di Ostad Elahi al riguardo risiede nella sua visione delle conseguenze pratiche di tale natura bidimensionale – terrestre e celeste – dell’essere umano, e del preciso significato della vita terrena intesa come “transito”. L’idea di “dominio di sé” ne esce radicalmente trasformata. Non si tratta, in effetti, di ‘disfarsi’ del corpo come avveniva nella via ascetica di alcuni mistici del passato, e neppure di annientare le passioni o di neutralizzarne il principio attivo per raggiungere ad ogni costo la pace dell’anima. Si tratta invece di utilizzare al meglio questa parte terrena, per sviluppare in sé tutte le caratteristiche della vera umanità, senza dominarla o sminuirla né soltanto controbilanciarla. Piuttosto deve essere messa in rapporto di collaborazione produttiva con la parte celeste. È questa la sfida della vita terrena, concepita come ambiente di maturazione del Sé.

In altri termini, le due dimensioni che rendono l’uomo un essere bifronte non sono semplicemente giustapposte ma strettamente legate l’una all’altra, in modo che il corpo e il suo ambiente, così come l’“anima terrestre” che definisce la nostra psiche e le sue tendenze fondamentali, non appaiono più come un ostacolo ma piuttosto come le condizioni indispensabili della perfezione. La dimensione materiale e sociale dell’esistenza umana diventa in tal modo molto importante: essa è assolutamente necessaria allo sviluppo umano. L’esistenza terrena così non è soltanto un luogo di transito ma una vera e propria palestra, una sorta di laboratorio.

Apriamo le porte di questo laboratorio, e vediamo ora come funzionano le cose concretamente.


L’articolo è stato tratto dal sito: e-ostadelahi.fr. Autore: Emmanuel Comte. Titolo: L’homme est un être bidimensionnel.

2 commenti per L’uomo è un essere bidimensionale
  • drM

    Spesso mi ritrovo a riflettere e a concentrarmi sulla mia dimensione spirituale quando sono solo, in casa, in momenti di tranquillità. E questo mi piace. Riconosco, tuttavia, come durante il giorno, perso dentro le dinamiche giornaliere, tra le persone, nel lavoro la mia attenzione si riduca a zero. Credo sia normale dovere e volere stare nelle relazioni, con sincerità e concentrazione. Allo stesso modo sento che le opportunità per poter crescere e imparare in un contesto sociale sono infinitamente maggiori di quelle che ho a disposizione nella solitudine casalinga. “La dimensione materiale e sociale dell’esistenza umana diventa in tal modo molto importante: essa è assolutamente necessaria allo sviluppo umano. L’esistenza terrena così non è soltanto un luogo di transito ma una vera e propria palestra, una sorta di laboratorio”. Un laboratorio…quando riesco ad avere attenzione agli altri per amore di Dio la mia vita acquista il suo senso.

  • nemo

    Sicuramente la vita di tutti i giorni offre molte piu possibilità di confrontarsi con gli altri ma sopratutto con se stessi.
    La vita su questa terra è come un laboratorio di analisi dove sperimentare scientificamente le nostre qualità e cercare di migliorare i propri difetti proprio grazie alle nostre capacità! L’unico modo è quello di rapportarsi con la vita vera e cercare d superare tutte le insidie che vi si possono celare. Il perfezionamento consiste proprio nel praticare uno sforzo costante contro le nostre pulsioni materiali, tanto da far diventare le nostre debolezze dei punti di forza: è solo grazie alla lotta contro il nostro io-imperioso che possiamo avanzare spiritualmente, questo è il nostro scopo su questa terra!

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