Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi

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Al Metropolitan Museum di New York è in corso, fin dai primi di agosto, una mostra su Ostad Elahi dal titolo The Sacred Lute: The Art of Ostad Elahi (Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi). L’esposizione sarà visibile sino all’11 gennaio 2015 ed è accompagnata da vari eventi culturali e concerti.

Sono esposti, tra le altre cose, la sua toga da giudice, il manoscritto di una sua importante opera, La Conoscenza dell’anima, i suoi quaderni di esercizi calligrafici, alcuni oggetti della sua vita ascetica, trascorsa, sino ai suoi ventiquattro anni, nel villaggio natale Jeyhunabad, ad ovest dell’Iran. Soprattutto sono esposti i suoi strumenti, in particolare degli esemplari di tanbur – un tipo di liuto dal lungo manico, esistente da 5.000 anni – appartenuti ad Ostad e che egli suonava in modo magistrale. La notorietà di Ostad Elahi, infatti, non è legata soltanto alla sua carriera di giudice, durante la quale, nel secolo scorso, contribuì ad istituire in Iran un nuovo sistema giuridico, o alla sua filosofia di cui ci restano opere di contenuto innovativo e complesso, ma anche alla sua attività musicale grazie alla quale, all’età di nove anni, era già considerato un maestro di tanbur. Di questo strumento, considerato sacro fin dal XIV secolo, quando venne adottato dalla comunità dei Ferventi della Verità del Kurdistan per accompagnare la pratica devozionale, Ostad ne ha creato una nuova versione, aggiungendo una terza corda alle due tradizionali, ampliandone notevolmente il repertorio e introducendo nuove tecniche. Il risultato è una musica sorprendentemente polifonica, che sembra ottenuta dall’intervento di più strumenti, ricca e complessa, modernissima nelle sue dissonanze, in una parola eccezionalmente bella. Ostad, tuttavia, ha sempre rifiutato di esibirsi pubblicamente, preferendo suonare in situazioni intime e spirituali, degne dell’esecuzione della musica sacra e del tanbur, strumento che, come dice il poeta persiano mistico Rumi, “è stato creato fin dal primo giorno come un liuto sacro, con lo scopo di entrare in contatto col divino”. Per produrre, dunque, non una musica da camera qualsiasi, ma un’armonia ove ci si possa interrogare sul senso della propria vita, sulla nostra destinazione ultima e si possa penetrare entro di sé.

Se oggi possiamo ascoltare e godere, nonostante tutto, di questa musica, è grazie a delle registrazioni ad opera dei suoi familiari, trascritte successivamente su CD, e soprattutto alle esecuzioni di suo figlio, Chahrokh Elahi. Sempre in occasione della mostra, oltre ai concerti e alle conferenze previste, le cui date sono pubblicate sul sito del museo, il Met ha anche prodotto, con Harmonia Mundi, un nuovo CD, che raccoglie alcuni brani scelti della vasta produzione di Ostad Elahi.

Di seguito il collegamento all’articolo apparso sul New York Times il 29 agosto 2014, dal titolo:

Honoring an Instrument of Few Strings With the Strength of a Symphony

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