Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi

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Al Metropolitan Museum di New York è in corso, fin dai primi di agosto, una mostra su Ostad Elahi dal titolo The Sacred Lute: The Art of Ostad Elahi (Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi). L’esposizione sarà visibile sino all’11 gennaio 2015 ed è accompagnata da vari eventi culturali e concerti.

Sono esposti, tra le altre cose, la sua toga da giudice, il manoscritto di una sua importante opera, La Conoscenza dell’anima, i suoi quaderni di esercizi calligrafici, alcuni oggetti della sua vita ascetica, trascorsa, sino ai suoi ventiquattro anni, nel villaggio natale Jeyhunabad, ad ovest dell’Iran. Soprattutto sono esposti i suoi strumenti, in particolare degli esemplari di tanbur – un tipo di liuto dal lungo manico, esistente da 5.000 anni – appartenuti ad Ostad e che egli suonava in modo magistrale.

La coscienza e il corpo

La coscienza e il corpo

Il problema del rapporto che intercorre fra la coscienza e il corpo ha interessato da sempre molti filosofi. C’è identità? Io sono il mio corpo? Si sono chiesti. E hanno pensato di poter rispondere a questi interrogativi soprattutto da un punto di vista logico o, nei tempi più recenti, attraverso l’analogia con il computer. Di fatto, però, esiste una mole notevole di fenomeni, ancora troppo poco sistematizzata ma sempre più di dominio pubblico come le esperienze di coloro che hanno vissuto stati di pre-morte (N.D.E.). Esperienze spesso confermate da medici e rianimatori, che sembrano rivelare stati di coscienza non collegati alle funzioni cerebrali. Questi racconti, quindi, più che un genere letterario alla moda, meritano di essere considerati e studiati da un punto di vista rigorosamente scientifico, privo di pregiudizi.

Un paese dove la virtù deve chiedere perdono

Sandro Boticelli - la derelitta

Gli uomini hanno sempre praticato delle trasgressioni a livello etico, ma un tempo quando si era immorali ci si sentiva fuori posto (peccatori nella versione cattolica, inadempienti agli obblighi della coscienza nella versione laica). Oggi si è immorali e ci si sente furbi e vincenti. Ecco cosa sta affondando il nostro Paese.

di Vito Mancuso, da Repubblica, 21 giugno 2013

Una pratica spirituale in tre pilastri

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Il senso della vita? Perfezionarsi, risponde Ostad Elahi. Condurre la propria anima alla sua maturità, cioè a uno stato in cui, nel rispetto della propria natura, l’uomo riesca a dominare perfettamente le proprie pulsioni. È la condizione della libertà interiore. Perfezionarsi, sì, ma come? Attraverso l’azione, insiste Ostad Elahi, ricordando che in questo campo come in molti altri «è praticando che si può progredire». Poiché, se il pensiero e la parola possono risvegliare dentro di noi il desiderio di cambiare e esplicitare le vie che conducono al cambiamento, sfortunatamente non basta parlare di una virtù perché si sviluppi. È doveroso che la parola ceda il passo all’azione, alla pratica. Ma non a una pratica qualunque…Questa pratica indispensabile al perfezionamento dell’anima, è riassunta da Ostad Elahi in tre pilastri: …

L’invidia

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Aurore Sand (che poi assumerà il nome di George Sand) e Jules Sandeau erano molto innamorati e avevano scritto insieme un romanzo, Rosa e Bianca, firmando con le iniziali del loro nomi. Poi, però, Aurore incomincia a rendersi indipendente. Si ritira nella casa di campagna e scrive, da sola, un nuovo romanzo: Indiana. Non lo firma col suo nome, Aurore, ma si limita ad abbreviare lo pseudonimo di prima: G. Sand. Il libro ha un successo trionfante, Sandeau resta colpito e imbarazzato, forse comincia a essere un po’ invidioso. Ma la catastrofe arriva quando Aurore scrive un altro romanzo da sola: Valentina, e lo firma col nome di George Sand. Adesso lei è diventata famosa, adorata da tutti e lui quasi dimenticato. Il loro amore muore.

Umiltà 1 – Di quale io parliamo?

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L’ umiltà, una volta virtù cardinale, ha perso la sua attrattiva nelle nostre menti. Forse rinvia inconsciamente all’umiliazione, con la quale condivide una radice comune: humus, terra. Essere umili significherebbe dunque abbassarsi, rimanere a terra, piegare la schiena: insomma, nulla di particolarmente attraente.

Perché interrogarsi oggi su tale concetto, e che cosa può insegnarci sul piano della pratica etica? In realtà, può trasformare in maniera estremamente benefica il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.
Cominciamo ad affrontare l’argomento con una domanda un po’ brusca: chi sono io?

Umiltà 2 – Definizione

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Così egli aveva un duplice modo di pensare: uno con il quale agiva da re, l’altro con cui riconosceva qual era il suo vero stato, conscio che soltanto per un caso era al posto in cui si trovava. (…) Era con il primo che si rivolgeva al popolo, mentre con quest’ultimo si rivolgeva a se stesso. Pascal

L’umiltà è la forma più completa della conoscenza di sé, che presuppone una percezione chiara e lucida di ciò che realmente siamo, e del posto che occupiamo nel mondo. Si tratta di posare su di sé uno sguardo neutro e distaccato: l’umiltà, è anche la capacità di osservarsi con humour.

Umiltà 3 – Reperire in sè le caratteristiche dell’orgoglio consustanziale

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Come ogni carattere onnipresente e pervasivo, l’orgoglio consustanziale è difficile da localizzare. È tuttavia possibile identificarlo attraverso un certo numero di caratteristiche. Queste caratteristiche sono più o meno marcate a seconda delle persone, ma nessuno ne è completamente privo. Basta penetrare in se stessi per rintracciarvi, sotto forme a volte oscure, a volte sottili o indirette, forti tendenze che si esprimono più o meno apertamente in funzione delle diverse situazioni.

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