La realtà dell’uomo: conferenza di B.Elahi – estratto n°3

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Psicologicamente siamo come dei bachi da seta: il nostro bozzolo è il nostro ego e non abbiamo coscienza della totalità del nostro Io. Ma a differenza del baco, spiega il Prof. Elahi, per emergere dobbiamo attivarci con uno sforzo volontario. Non c’è nessun automatismo naturale.

Altruismo immaginario, egoismo reale

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Se ci osserviamo superficialmente, mentre viviamo in fretta le nostre giornate, tutti possiamo facilmente concludere di essere delle brave persone. Soprattutto se pensiamo a quanti fastidi e quanti comportamenti invadenti ci tocca subire e se ci confrontiamo con certe storie di cronaca davvero estreme. Però un bel giorno il signor Perrault vive una sorta di rivoluzione copernicana e dice a se stesso: «avevo fino ad allora cercato di capire gli effetti del comportamento degli altri su di me; e se esaminassi piuttosto gli effetti del mio comportamento sugli altri?». E scopre il proprio sostanziale egoismo, dietro un modo di vivere l’etica tutto teorico, puramente immaginario. Ma è una storia a lieto fine perché allora il protagonista si cimenta in un nuovo lavoro pratico su di sé, in vivo, con tutte le difficoltà del caso. Leggetela.

Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi

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Al Metropolitan Museum di New York è in corso, fin dai primi di agosto, una mostra su Ostad Elahi dal titolo The Sacred Lute: The Art of Ostad Elahi (Il liuto sacro: l’arte di Ostad Elahi). L’esposizione sarà visibile sino all’11 gennaio 2015 ed è accompagnata da vari eventi culturali e concerti.

Sono esposti, tra le altre cose, la sua toga da giudice, il manoscritto di una sua importante opera, La Conoscenza dell’anima, i suoi quaderni di esercizi calligrafici, alcuni oggetti della sua vita ascetica, trascorsa, sino ai suoi ventiquattro anni, nel villaggio natale Jeyhunabad, ad ovest dell’Iran. Soprattutto sono esposti i suoi strumenti, in particolare degli esemplari di tanbur – un tipo di liuto dal lungo manico, esistente da 5.000 anni – appartenuti ad Ostad e che egli suonava in modo magistrale.

Florilegio di Massime di François de La Rochefoucauld

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In questa selezione delle Massime (1665) La Rochefoucauld, moralista del XVII secolo, ci parla dell’Amor proprio e delle sue astuzie. Non possiamo fare a meno di ravvisare in questa descrizione un fedele ritratto di quella disfunzione del sé che, meno familiarmente, Ostad Elahi chiama Io Imperioso.

Lo scritto che segue, in ogni caso, non ci dà che un assaggio del labirinto in cui è facile smarrirsi quando ci si priva della luce divina; una pallida idea del lavoro immenso che ci aspetta se vogliamo smascherare – o perfino controllare – l’Io Imperioso e, quindi, farci strada, passo dopo passo, verso la vera umanità.

Due suggerimenti al fine di trarre il massimo vantaggio dalla lettura: innanzitutto prendiamoci il tempo necessario per leggere le Massime lentamente ma in blocco.

Estratto n°2 di una conferenza di B. Elahi: La ricerca del divino

Prof. Bahram Elahi - La ricerca del divino

C’è un’emozione speciale che non ha un’origine limbica. Non per questo è meno intensa, è anzi profonda e pura. È l’emozione che si prova nel conoscere Dio.

Bisogna farne esperienza, non si può descrivere. Per sapere che cos’è la Verità bisogna assaggiarla; per sapere se un principio spirituale è giusto, bisogna assaggiarlo; in altre parole si deve comprenderlo, praticarlo e constatarne in noi gli effetti, anche in termini emozionali.

Milioni di farfalle – Eben Alexander: un neurochirurgo racconta la propria esperienza di morte imminente

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Eben Alexander: Milioni di farfalle, Mondadori Editore, 2013.

Il 10 novembre 2008, il dottor Eben Alexander, neurochirurgo e ricercatore di fama internazionale, docente, in particolare alla Facoltà di medicina di Harvard e operativo nei più grandi ospedali americani, cadeva in un coma profondo che si è prolungato per sette giorni.

La causa sarà diagnosticata qualche giorno più tardi; si tratta di una malattia rara poiché meno di un adulto su 10 milioni la contrae spontaneamente ogni anno: una meningite collegata al batterio Escherichia coli.

La coscienza e il corpo

La coscienza e il corpo

Il problema del rapporto che intercorre fra la coscienza e il corpo ha interessato da sempre molti filosofi. C’è identità? Io sono il mio corpo? Si sono chiesti. E hanno pensato di poter rispondere a questi interrogativi soprattutto da un punto di vista logico o, nei tempi più recenti, attraverso l’analogia con il computer. Di fatto, però, esiste una mole notevole di fenomeni, ancora troppo poco sistematizzata ma sempre più di dominio pubblico come le esperienze di coloro che hanno vissuto stati di pre-morte (N.D.E.). Esperienze spesso confermate da medici e rianimatori, che sembrano rivelare stati di coscienza non collegati alle funzioni cerebrali. Questi racconti, quindi, più che un genere letterario alla moda, meritano di essere considerati e studiati da un punto di vista rigorosamente scientifico, privo di pregiudizi.

Bahram Elahi: Conoscenza di sé e perfezione

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Dopo la morte – dice il prof. Elahi in questi brevi estratti di una sua conferenza a La Sorbonne – quando avremo raggiunto il nostro vero ambiente naturale, il nostro grado di libertà, di potere e di comprensione dipenderà dal nostro livello di conoscenza spirituale raggiunto quaggiù, sulla terra. La conoscenza di Dio, delle verità non avviene attraverso le parole degli altri ma solo tramite l’effettiva conoscenza di sé. E conoscersi vuol dire conoscere e riconoscere nella vita di tutti i giorni, “in vivo”, le potenze che agiscono e si agitano in noi, nell’anima e nella psiche. Conoscenza che non si realizza praticando un’etica qualsiasi, tra le migliaia oggi suggerite, ma soltanto nella pratica dei principi etici e divini giusti, quale unico fondamento di tutte le religioni rivelate e emanazione dell’unica Fonte.

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